LORO – MOSTRA PERSONALE PRESSO CBA DI ROMA, A CURA DI VELIA LITTERA DELLA PAVART GALLERY

LORO. MOSTRA PERSONALE PRESSO CBA DI ROMA

LORO- MOSTRA PERSONALE DAL 06/06/2024 AL 06/06/2025 PRESSO LO STUDIO LEGALE CBA DI ROMA

“Nel contesto attuale, molti artisti sembrano orientarsi verso un nuovo tipo di realismo che si differenzia dai movimenti precedenti, come il realismo degli anni ’60. Valeria Magini, infatti, attraverso i suoi dipinti, ci racconta attimi della vita quotidiana attraverso una lente personale e spesso intima e riesce a esplorare la complessità delle esperienze umane, spesso focalizzandosi su dettagli e storie che potrebbero essere trascurate nella frenesia della vita moderna” contestualizza la curatrice e gallerista Velia Littera della Pavart Gallery di Roma.

LORO, LA RICERCA

Ogni relazione e ogni contesto umano prevedono un confronto tra il dentro e il fuori. Ma la difficoltà del rapporto che c’è tra l’Io e l’Altro subisce un ulteriore momento di crisi quando il confronto avviene tra soggetti appartenenti a sessi opposti. L’importanza storica affidata al maschio nella società del genere umano ha reso nel tempo sempre più viziata la condizione femminile e questo in epoca recente, ma anche contemporanea, rimane motivo di confronto, dibattito e studio. Si discute spesso di come la cultura opprima la figura della donna ma di rado si dibatte su come questa sia violenta su bambini, adolescenti maschi che saranno in seguito uomini adulti. Questi ultimi subiscono le pressioni della società in cui vivono da protagonisti privilegiati.

Gli uomini lavorano e ottengono prestigio sociale conquistando il rispetto degli altri. Vivono nel mito della loro forza, grazie alla quale hanno imparato a costruire un’impalcatura a difesa della pressione emotiva che viene su di loro esercitata. Crescono imparando come indossare le giuste maschere sociali per evitare di esprimersi e rivelare così la loro essenza. Gli uomini li vogliamo fisicamente forti e li immaginiamo emotivamente insensibili. Li giudichiamo quando notiamo in loro un atteggiamento femminile.

Non consideriamo il loro modo di esternare delle emozioni o un’eventuale richiesta di aiuto. La condizione odierna della donna spinge verso l’abbandono e/o rifiuto della figura maschile intesa come autoritaria e centrale. È interessante notare – come afferma ad es. bell hooks – che le donne non vogliono prendere atto del dolore maschile, in risposta al loro predominio a cui sono state abituate.

ALESSANDRO

Il subdolo gioco forza che l’uomo in quanto dominatore ha esercitato attraverso pratiche di soggiogazione, subordinazione e sottomissione è additato e visto come una forma negativa di giustificazione del proprio ruolo all’interno della società. Ciò compreso si arriva dunque a una domanda di fondamentale importanza: l’uomo come si rapporta con questo dramma, come vive il ribaltamento del ruolo della sua figura agli occhi della donna e soprattutto cosa ritiene quindi come qualità necessaria per essere considerato uomo al di là di ogni pregiudizio e stereotipo. 

Loro, il progetto

Loro è un progetto che vuole da un lato raccontare e definire l’uomo per come viene visto dalla prospettiva femminile e dall’altro per come invece è nella sua vera essenza. Il progetto prevede la selezione di uomini – sconosciuti all’artista tra i 20 e i 30 anni – ognuno dei quali verrà ritratto tre volte con pastelli a olio su tela 60x60cm a sfondo bianco: la 1° tela è la prima impressione o pregiudizio, la 2° tela rappresenta lo stereotipo all’interno del quale l’artista lo colloca e la 3° tela è la rappresentazione del soggetto per come questo vuole raccontarsi. Queste tele saranno messe in contrapposizione a 4 opere più grandi che rappresentano gli uomini che fanno parte della vita dell’artista. Persone che hanno un unico ruolo sociale ai suoi occhi, uomini e granitiche verità a cui si appella ogni qual volta che necessita di un confronto.

Ogni soggetto ritratto è stato sottoposto a due test elaborati e studiati in collaborazione con la neuropsicologa Alessia Lo Grande. Questi test (il primo dei quali a risposta multipla e il secondo con domande aperte) hanno contribuito allo studio degli stereotipi maschili e dell’indole degli individui selezionati. Le risposte ai test sono analizzate e tradotte in uno studio che mira a definire la vera essenza dell’uomo e di conseguenza la diversità con la donna. Questa analisi si integra alla riflessione condotta dall’artista. Tutto ciò con lo scopo di delimitare e riconoscere il perimetro e quindi i limiti dell’uomo e della donna, evidenziando in parte e come conseguenza i deficit della comunicazione tra sessi opposti.

APPROFONDIMENTO DI ALESSIA LO GRANDE Psicologa, esperta in neuropsicologia clinica dell’adulto e dell’anziano.

Il progetto “LORO” nasce dalle domande dell’artista Valeria Magini rispetto al “cosa voglia dire essere un uomo oggi”; lo studio che ne deriva è un insieme di costatazioni, deduzioni e un’analisi.

I caratteri sessuali ci differenziano sin dallo sviluppo fetale e inducono il nostro corpo a cambiamenti dicotomici che dureranno per l’intero arco della nostra esistenza eppure, talvolta, non bastano a spiegare e a definire la nostra identità, chi realmente ci sentiamo o anche da chi realmente siamo attratti. Molto spesso, soprattutto in questo periodo di cambiamento, si crea un “Noi” e un “Loro” che aumenta le sensazioni di sentirsi appartenenti a due schieramenti opposti che nella vita reale inevitabilmente finiscono per farci ripetere “tanto non mi capirà mai”. 

Il sesso rappresenta la nostra componente biologica, ma il sentirsi “uomo” o “donna” è una questione ben più complessa in cui si integrano o, talvolta dis-integrano la nostra identità, i ruoli che assumiamo e le aspettative che la società richiede siano soddisfatte costantemente. Ebbene, questo progetto si propone di creare un ponte tra il “Noi” e il “Loro”, ascoltando cioè la voglia di esprimersi e rappresentando l’unicità di questi LORO tramite gli occhi e le conoscenze di una percezione femminile. Ci si pone quindi come unica bussola di questo viaggio rispettando l’idea secondo cui ognuno porta con sé il valore inestimabile della propria unicità. 

ANDREA S. 3 di 3

Le neuroscienze, negli ultimi anni, hanno dimostrato che il cervello maschile è inequivocabilmente più grande di quello femminile in tutte le fasi dello sviluppo: dalla nascita, al periodo adolescenziale fino all’età adulta. È presente una differenza di grandezza di circa l’11%; eppure, nei cervelli più ampi, c’è una quantità di materia bianca maggiore rispetto ai cervelli più piccoli; vale a dire, che non cambia la quantità di cellule neuronali ma aumenta semplicemente la capacità di trasmissione tra le diverse aree cerebrali.

La conseguenza che ne deriva è una differenziazione del tipo di connessioni che si sviluppano: nei cervelli con volume più ampio si creeranno in misura maggiore connessioni intra-emisferiche mentre, nei cervelli più piccoli, verrà agevolata la crescita di connessioni inter-emisferiche, che vanno, cioè, dall’emisfero destro a quello sinistro e viceversa.

Nonostante si possa pensare che tale caratteristica sia alla base della reale differenziazione tra un cervello maschile e uno femminile, gli studi di neuroanatomia e neurobiologia spiegano in realtà solo l’1% della varianza totale; vale a dire, che da sole non sono in grado di predire se il cervello preso in esame sia di un essere di sesso maschile o femminile poiché sopraggiungono numerose altre variabili esterne determinate dall’ambiente in cui l’individuo è inserito.

TESTO DI VELIA LITTERA, CURATRICE DELLA MOSTRA – Curatrice e direttrice di Pavart Gallery

Valeria Magini s’immerge davvero nella realtà, scrutando attentamente la vita di tutti i giorni, trasformandola in opere d’arte che catturano il fulcro della contemporaneità del suo tempo. Le sue opere sono spesso caratterizzate da un’attenzione particolare alla luce, alla prospettiva e ai dettagli che conferiscono ai suoi lavori un realismo sorprendente ma, nello stesso tempo, riescono a ipnotizzare lo spettatore che s’immedesima in quell’attimo di vita che gli appartiene. Con la mostra LORO, la Magini vuole raccontare 10 vite, 10 volti, 10 personalità di uomini contemporanei. Li scruta, li analizza, li denuda delle loro barriere pur
rappresentandoli nella loro essenza. L’artista si è concentrata su diverse sfaccettature dell’esperienza maschile, esplorando la loro sfera personale, sociale e formale dando voce a una narrazione solitamente trascurata. Il voler narrare giovani uomini, per lei è una sfida. Ha captato la loro identità sessuale, ha esplorato le loro culture celebrando le loro diversità e la ricchezza delle loro esperienze.

Con un occhio femminile e da artista ha voluto parlare di LORO, questi sconosciuti, come ama definirli (eccetto il fratello, il marito e i cognati). In un’epoca dominata dalla velocità e dalla digitalizzazione, il realismo di Valeria Magini si pone come un richiamo alla contemplazione, alla riflessione e alla ricerca di significato nel caos della vita moderna
che pone l’uomo in un ruolo completamente diverso rispetto al passato. Ciò significa che gli uomini possono sentirsi più liberi di esplorare aspetti della loro personalità e interessi che potrebbero non rientrare negli stereotipi di genere tradizionali. La Magini è riuscita con le sue tele a regalarci delle istantanee di personalità maschili che solitamente rimangono
nascoste dietro stereotipi d’impenetrabilità storicamente imposti dalla società.

GIANLUCA 3 di 3

SALSEDINE – PERSONALE PRESSO LA PAVART GALLERY DI ROMA

Salsedine - personale presso la Pavart Gallery

Salsedine in mostra dal 23/05/2024 al 28/06/2024

Roma 23 maggio 2024, la galleria Pavart inaugura la mostra personale “Salsedine” di Valeria Magini a cura di Velia Littera con testo critico di Fosco Vulicevic.

Salsedine” è una mostra d’arte che celebra l’essenza del mare attraverso i lavori della
giovane artista Valeria Magini. Il pubblico è trasportato in un viaggio emozionante e
profondo tra le onde e le sfumature del mare. In questo scrigno di esperienze che
profumano di sale e libertà, l’artista offre una prospettiva unica e intima sulla vita vissuta
o immaginata, intrisa di emozioni, riflessioni e memorie.


La mostra raccoglie una serie di dipinti che catturano gli attimi più preziosi e fugaci
trascorsi a contatto con il mare. Ogni pennellata racconta una storia, ogni colore evoca un’emozione, trasportando chi osserva in mondi sconosciuti e familiari allo stesso
tempo. Saranno esposte, quindi, imponenti tele che abbracciano intere pareti a intime
miniature che richiedono uno sguardo ravvicinato per essere apprezzate appieno.

“Effettivamente nella maggior parte dei suoi quadri vi è racchiuso un piccolo momento
di struggente affetto verso gli esseri umani che popolano la sua vita e i suoi ricordi.
Sembra che le sue opere registrino o meglio ricreino quei momenti dove l’artista ha
provato una piccola stretta al cuore, un picco di emotività che denota ciò che per lei
è memorabile. Ci sorprendiamo a condividere l’emozione che lega l’artista a quel
momento, amiamo i suoi cari senza conoscerli, e insieme a lei ci ritroviamo a ripetere:
“Io esisto, io ho amato e ne vale la pena, ne vale la pena, ne vale la pena, ne vale la pena”, afferma lo storico dell’arte Fosco Vulicevic che ha anche scritto il testo critico
inserito nel catalogo della mostra.

“Ogni mio lavoro parte dal disegno e dallo studio di immagini di dipinti, fotografie,
fumetti o persone; osservo e rielaboro, esploro e indago il reale. Uso il colore a
campiture e successivamente stratifico, per ricreare corpi sinuosi e in movimento.
Cerco di immortalare attimi di vita in cui le emozioni sono protagoniste”, dichiara
l’artista Valeria Magini.

Salsedine e il testo dell’artista nel catalogo della mostra:

Seduta sulla battigia con i piedi accarezzati dalle timide onde del mattino, guardo con occhi sognanti le vele che sfilano a largo. Questa, la poesia del mare. Osservo e con gli occhi catturo il ricordo della salsedine, un odore e un sapore che sa di caldo, di silenzi, di vento, di estate.

La spiaggia è l’allestimento scenico di movimenti rallentati: persone che si strascinano accalorate sotto il sole o che rimangono immobili e sdraiate perse in chiacchiere leggere ed estive. Osservo chi legge, chi cammina per trovare il posto giusto dove mettere l’ombrellone, chi mangia e sorseggia vino bianco. In questa pigra calma, mi assale la fiacca e sento arrivare la necessità di un tuffo.

In acqua cambia tutto.

Sulla pelle sento la tensione che si fa manifestazione del mio essere. In acqua mi sento libera, me stessa. Vado a largo, nuoto nelle acque profonde e prendo l’ultima boccata d’aria prima di immergermi; mi spingo verso il fondale e ascolto il rumore del mare.

Trattengo il fiato più che posso e mi prendo una pausa, un momento per me.

C’è un ticchettio che si sente sott’acqua, scandisce i secondi di apnea. Il fondale e i suoi colori sbiaditi mi ricordano che sono un’ospite, un’aliena, in un ecosistema di cui faccio parte ma che non mi appartiene. Come appoggiati sulle rocce vedo i ricci affollati uno sull’altro, mentre negli anfratti degli scogli scorgo i polpi che si nascondono; provo a seguire le code di occhiate, perchie, sgombri o triglie che danzano al ritmo delle onde.

Devo respirare, così mi do una spinta verso l’alto e risalgo. Quell’istante in cui non sono ancora uscita dall’acqua ma so che a breve il mio viso farà capolino tra le onde e riprenderò fiato, è un attimo che custodisco nei miei ricordi; in quel preciso momento percepisco il contrasto della calma vissuta fino a poco prima insieme all’agitazione che la mancanza di ossigeno mi provoca. Mi sembra la metafora del mio essere, mi protendo in continuazione verso la vita con l’affanno di chi non ne comprende il motivo.

Riemergo e mi sento più forte.

Il mare di cui racconto è blu ed è il Mediterraneo, la mia casa, il mio luogo del cuore. Conosco le rocce sarde, levigate dal vento e custodi dei ricordi felici della mia infanzia; ci sono le rocce pugliese aguzze e che sono compagne di acque subito profonde. Racconto anche il mare della Maremma, dove ci sono scogli che ricordano i luoghi delle favole per bambini, posti in cui attendono le sirene. C’è il mare di Marettimo, isola in cui mi sono sentita innamorata più che mai, posto dove vorrei tornare per riguardare il mare dalla stessa prospettiva del faro.

Con i pastelli a olio e la magia di questi colori vividi provo a raccontare il ricordo dei riflessi del mare, cercando di riportare a miei occhi il mio memorabile.